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“Noi
sogniamo di viaggi per l’universo: ma l’universo non è forse in noi? Noi
non conosciamo gli abissi del nostro spirito. La via segreta che conduce
all’interno. In noi, e in nessun altro luogo, sta l’eternità con i suoi
mondi, il passato ed il futuro”.
Con queste parole del poeta Novalis concludevo il testo che introduceva
il catalogo relativo alla prima edizione del premio “Arte nel Solstizio
d’Estate” avente come oggetto del Sacro, del Misterico e del Magico la
TERRA; e con queste stesse parole, volte a ricordarci come in fondo
tutti i viaggi che compiamo per l’universo non sono altro che un viaggio
verso la scoperta del nostro più intimo io, mi piace aprire il catalogo
che storicizza la seconda edizione di questo premio che, nato già
grande, sta consolidando in maniera inequivocabile la sua statura
artistica e la sua specifica presenza nel mondo della cultura,
proseguendo il suo cammino alla scoperta del Sacro, del Misterico e del
Magico nel secondo elemento della serie che è l’ACQUA.
Come Presidente della Giuria – che colgo l’occasione di ringraziare per
la competenza, l’impegno e la serietà dimostrata nello svolgimento del
delicato e non facile compito – debbo esprimere un doppio plauso: il
primo va a tutta l’Associazione Alkaest che con grande coraggio, totale
dedizione e notevoli capacità organizzative sta costruendo in questo
piccolo centro di Trestina una fucina dove artisti provenienti
principalmente da tutta Italia, ma anche da altre nazioni, confrontano
le loro poetiche e le loro tecniche in un’avvincente gara creativa ai
più alti livelli.
Il secondo doveroso ringraziamento va agli artisti che hanno partecipato
a questa edizione per la quale, nella quasi totalità dei casi, hanno
elaborato e costruito appositamente l’opera, ancorandola, seppur nelle
sue infinite possibilità, al tema e che ci hanno dato, soprattutto,
opere di grande qualità artistica, come il presente catalogo
eloquentemente illustra.
Così l’ACQUA è stata vista e rappresentata in tante delle sue infinite
possibilità espressive, comunicative e simboliche: acqua come fonte di
tutte le potenzialità dell’esistenza, come origine e tomba di tutte le
cose dell’universo, come prima forma della materia, come “liquido della
verifica totale”, come scrive Platone.
Ma l’Acqua come anche simbolo della Grande Madre cui è associata la
nascita ed il principio femminile, il grembo universale, la fertilità,
ma anche come equivalente della luce, e ancora come elemento fecondante,
purificatore, che dà ristoro, che unisce ma può anche dividere; acqua
come dimora di esseri soprannaturali e acqua come raffigurazione
dell’illusione e della vanità della vita.
Ma c’è una chiave per capire, leggere, interpretare queste, e le
numerose altre letture ed interpretazioni che dell’acqua i tantissimi
artisti hanno fatto?
La risposta ce la dà Herman Melville che in un passo del suo capolavoro
“Moby Dick” così scrive: “Perché gli antichi Persiani consideravano
sacro il mare? Perché i greci gli assegnarono un dio a sé, e fratello di
Giove? Certo tutto questo non è senza significato. E ancora più profondo
è il senso della favola di Narciso, che non potendo afferrare la
tormentosa, dolce immagine che vedeva nella fonte vi si immerse e
annegò. Ma quella stessa immagine, anche noi la vediamo in tutti i fiumi
e oceani. È l’immagine dell’inafferrabile fantasma della vita, e questa
è la chiave di tutto”. |